Sbiancamento domiciliare: la concentrazione decide il tempo di applicazione, non il risultato finale

Lo sbiancamento con mascherine domiciliari ha la documentazione più solida fra le tecniche sbiancanti, ed è quello su cui il paziente ha le aspettative meno precise.

Il principio attivo è il perossido, che libera radicali liberi capaci di scomporre le molecole pigmentate all'interno dello smalto e della dentina. Non rimuove nulla dalla superficie: agisce in profondità.

Il perossido di carbammide si scinde in perossido di idrogeno e urea, con un rapporto costante: il dieci per cento di carbammide corrisponde a circa il tre e mezzo per cento di idrogeno.

Questa scissione graduale è ciò che rende il carbammide adatto all'uso notturno, perché continua a rilasciare principio attivo per diverse ore.

Il perossido di idrogeno agisce più rapidamente e si esaurisce prima, ed è la scelta per applicazioni diurne di trenta o sessanta minuti.

Il punto che cambia le aspettative è questo: la concentrazione determina quanto velocemente si arriva al risultato, non quanto il dente sbiancherà. Concentrazioni maggiori accorciano il trattamento, non migliorano l'esito finale.

Ne consegue che partire da concentrazioni basse è quasi sempre ragionevole: si arriva allo stesso punto con meno sensibilità, che è l'effetto collaterale che fa abbandonare il trattamento.

La mascherina va costruita su modello con spaziatori sulle superfici vestibolari, per creare un serbatoio che trattenga il gel dove serve. Una mascherina termoformata senza serbatoio distribuisce male il prodotto.

Il margine va rifinito appena sopra il colletto, senza coprire la gengiva. Una mascherina che sconfina provoca irritazione gengivale e concentra il gel dove non serve.

La sensibilità durante il trattamento è comune e transitoria, e si gestisce senza interrompere: si riduce la durata delle applicazioni, si alternano i giorni, si usa un dentifricio al nitrato di potassio nelle settimane precedenti.

Applicare un gel desensibilizzante nella stessa mascherina, in alternanza con lo sbiancante, è la strategia più efficace nei pazienti che riferiscono fastidio marcato.

La recidiva del colore va anticipata al paziente: nei mesi successivi si perde parte del risultato, e un ciclo di mantenimento di poche applicazioni all'anno lo conserva. Chi non lo sa pensa che il trattamento non abbia funzionato.

In sintesi: la concentrazione governa i tempi e non l'esito, il carbammide è per la notte e l'idrogeno per il giorno, la mascherina ha bisogno del serbatoio e non deve toccare la gengiva, e la recidiva va spiegata prima insieme al mantenimento.