Sbiancamento dentale professionale: guida completa

Come funziona lo sbiancamento in studio, perché la diga liquida è indispensabile, e cosa aspettarsi in termini di risultati rispetto alla tecnica domiciliare.

Lo sbiancamento professionale alla poltrona (in-office) utilizza perossido di idrogeno a concentrazioni comprese generalmente tra il 25% e il 40%, sensibilmente superiori a quelle impiegate nei protocolli domiciliari, con l'obiettivo di ottenere un risultato visibile già al termine di una singola seduta. Prima dell'applicazione dell'agente sbiancante è sempre necessaria una seduta di igiene professionale, per rimuovere placca e tartaro che altrimenti interferirebbero con l'azione dello sbiancante sulla superficie dentale reale.

Il passaggio più delicato dal punto di vista operativo è la protezione dei tessuti molli: data l'alta concentrazione di perossido utilizzata, gengive e mucose vengono isolate con una diga di gomma tradizionale o, più frequentemente oggi, con una diga liquida fotopolimerizzabile, che aderisce al margine gengivale creando una barriera protettiva contro il contatto diretto con il gel sbiancante. Un'applicazione imprecisa di questa barriera è la causa più comune delle cosiddette "scottature" chimiche gengivali, un effetto collaterale fastidioso ma generalmente transitorio se il protocollo viene seguito correttamente.

Il gel sbiancante viene quindi applicato sui denti e lasciato agire per un tempo definito, talvolta con l'ausilio di una fonte luminosa (laser o LED) per accelerare la reazione — un punto su cui, come vedremo in un approfondimento dedicato, la letteratura più recente ha sollevato alcuni dubbi di efficacia reale. Il trattamento può richiedere una o più sedute a seconda dell'entità della discromia e del risultato desiderato, deciso insieme al paziente prima di iniziare.

Il vantaggio principale dello sbiancamento professionale in studio rispetto alla tecnica domiciliare è la rapidità del risultato, ottenuto sotto il controllo diretto del professionista; lo svantaggio corrispondente è una maggiore probabilità di sensibilità dentale post-trattamento, proprio a causa delle concentrazioni più elevate di perossido utilizzate in un tempo di applicazione concentrato. La scelta tra tecnica in studio, domiciliare o una combinazione delle due dipende dalla sensibilità individuale del paziente, dal tempo a disposizione e dal risultato atteso, e va sempre preceduta da una valutazione clinica che escluda carie non trattate, restauri infiltrati o altre controindicazioni.

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