Frequenza dei richiami: i sei mesi per tutti sono una convenzione, non un'indicazione
L'intervallo di sei mesi fra le sedute di igiene è la raccomandazione più diffusa in odontoiatria e una di quelle con le basi più deboli.
La sua origine è storica e non deriva da studi clinici: si è consolidata nel tempo come consuetudine organizzativa, e si è mantenuta perché è facile da ricordare e da programmare.
Il problema è che applica lo stesso intervallo a pazienti con rischi molto diversi. Un adulto sano senza tasche e con buona igiene e un paziente parodontale in mantenimento non hanno le stesse esigenze.
Per il primo, sei mesi possono essere più del necessario. Per il secondo sono troppi, e in quell'intervallo il biofilm sottogengivale si riorganizza fino a riprendere la progressione.
Le evidenze sul mantenimento parodontale indicano intervalli di tre o quattro mesi come riferimento nei pazienti trattati, ed è uno dei fattori che determinano la stabilità a lungo termine.
Non è la seduta in sé a fare la differenza, ma il fatto che il biofilm venga disgregato prima che raggiunga la maturità e la composizione capaci di riattivare la distruzione.
I criteri per personalizzare l'intervallo sono identificabili. Anamnesi di parodontite trattata, controllo di placca inadeguato, fumo, diabete, xerostomia, presenza di impianti, protesi complesse.
Sul versante della carie, pesano lesioni recenti, alimentazione con esposizioni frequenti agli zuccheri, apparecchi ortodontici e ridotto flusso salivare.
Gli strumenti strutturati di valutazione del rischio hanno il vantaggio di rendere la decisione esplicita e ripetibile, e soprattutto di renderla comprensibile al paziente.
Un paziente a cui si mostra su quali fattori si basa un intervallo di tre mesi accetta la frequenza maggiore molto più facilmente di uno a cui viene semplicemente comunicata.
L'intervallo va rivisto nel tempo e in entrambe le direzioni. Un paziente stabile per anni può passare a intervalli più lunghi; uno che peggiora va accorciato prima che la situazione si consolidi.
Il richiamo non è solo strumentazione. È il momento in cui si rivaluta il sondaggio, si verifica la tecnica con il rivelatore, si controllano i restauri e le protesi, e si intercettano lesioni della mucosa. Ridurlo alla pulizia ne spreca la maggior parte del valore.
In sintesi: i sei mesi sono una convenzione storica, il mantenimento parodontale richiede tre o quattro mesi, i criteri di rischio vanno resi espliciti al paziente, e l'intervallo si rivede periodicamente in entrambe le direzioni.