Protesi totale: tecniche moderne di costruzione
Perché la dimensione verticale di occlusione e la relazione centrica sono i due parametri che determinano il successo funzionale ed estetico di una protesi totale, e come il flusso digitale sta affiancando le tecniche tradizionali.
La costruzione di una protesi totale segue un protocollo tecnico articolato in più fasi, a partire da un'impronta preliminare in alginato su cui si costruisce un porta-impronte individuale, seguita da un'impronta funzionale che registra con maggiore precisione la conformazione muscolare e i movimenti limite dei tessuti molli durante la funzione. Il modello master ottenuto da questa impronta funzionale è la base su cui si costruisce l'intera protesi, e la sua qualità condiziona direttamente la stabilità del manufatto finito.
Due parametri clinici determinano più di ogni altro il successo di una protesi totale: la relazione centrica — la posizione riproducibile della mandibola rispetto al mascellare che offre al paziente una base solida per un corretto rapporto occlusale — e la dimensione verticale di occlusione (DVO), cioè la distanza tra le arcate quando i denti sono in contatto. Una DVO scorretta ha conseguenze visibili: se eccessiva, genera rumore durante la masticazione e affaticamento muscolare; se insufficiente, causa un caratteristico invecchiamento del profilo del viso, con le labbra che si infossano e le rughe periorali che si accentuano. La fonetica del paziente, cioè la capacità di pronunciare correttamente determinati suoni con la protesi di prova in bocca, è uno degli strumenti clinici più affidabili per validare la DVO scelta prima della finalizzazione.
Sul piano tecnico, un elemento spesso poco noto al paziente ma rilevante per la tenuta della protesi superiore è il post-dam, il bordo di chiusura posteriore della placca che sfrutta la compressione dei tessuti molli del palato molle per creare un effetto ventosa che contribuisce sensibilmente alla ritenzione della protesi, specialmente in assenza di adesivi. Il montaggio dei denti artificiali, infine, segue criteri di occlusione bilanciata pensati per garantire stabilità della protesi durante tutte le fasi della masticazione, non solo nella posizione di massima intercuspidazione.
Negli ultimi anni il flusso digitale ha affiancato, senza ancora sostituirla completamente, la tecnica tradizionale: la scansione intraorale ha in parte sostituito l'alginato per le impronte preliminari, e software dedicati permettono di progettare il setup dentale tridimensionale e produrre protesi di prova stampate in 3D prima della realizzazione definitiva. Un elemento distintivo dei protocolli ibridi più recenti è proprio la combinazione tra i due mondi: le impronte tradizionali restano considerate più accurate nei pazienti completamente edentuli per la registrazione dei tessuti molli, mentre la digitalizzazione successiva di quelle stesse impronte permette di sfruttare la velocità e la ripetibilità del workflow digitale nelle fasi successive.
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