Protesi removibili scheletrate: design e adattamento
Come la classificazione di Kennedy orienta il design della protesi scheletrata, la differenza tra ganci sopraequatoriali e sottoequatoriali, e il ruolo dei connettori principali nella distribuzione dei carichi masticatori.
La protesi scheletrata è indicata per il ripristino delle edentulie parziali quando la riabilitazione fissa non è percorribile — per la perdita degli appoggi posteriori, una qualità o quantità ossea insufficiente, o denti pilastro anatomicamente inadeguati. La sua progettazione inizia sempre con la classificazione dell'arcata secondo il sistema di Kennedy, che distingue quattro classi in base alla posizione degli spazi edentuli: la classe I comprende due selle distali libere (senza appoggio posteriore su nessuno dei due lati), la classe II una sola sella distale libera, la classe III una sella laterale intercalata tra denti naturali su entrambi i lati, e la classe IV una sella anteriore che attraversa la linea mediana.
La struttura di una protesi scheletrata si compone di elementi con funzioni distinte. I connettori principali collegano tra loro le diverse selle, mantengono le relazioni spaziali tra i ganci e ripartiscono il carico masticatorio sull'intera struttura, evitando qualunque interferenza con prominenze ossee o tessuti mobili; nella mandibola, quando lo spazio non consente una placca linguale, si ricorre tipicamente a una barra linguale più sottile. I ganci, o ritenzioni dirette, abbracciano il dente pilastro per almeno 180 gradi e si compongono di tre parti funzionalmente distinte: la spalla (rigida, collegata al cavaliere), il braccio (semirigido, che unisce spalla e punta) e la punta (la parte elastica che effettivamente si insinua nel sottosquadro del dente).
Il sistema di riferimento Ney classifica i diversi tipi di gancio in base alla loro geometria e indicazione clinica. Il gancio numero 1, o di Ackers, è simmetrico e rappresenta la configurazione più semplice, indicato in particolare nella classe III e in alcune sottoclassi di Kennedy. I ganci sottoequatoriali, come il gancio a T o il tipo Roach, offrono un abbraccio meno completo e per questo non vengono quasi mai utilizzati da soli, ma sfruttano un principio meccanico diverso — il puntellamento nel sottosquadro senza compromettere eccessivamente l'estetica — che li rende utili in combinazione con altri elementi ritentivi.
Un limite estetico intrinseco dei ganci metallici visibili, spesso segnalato dai pazienti, ha portato allo sviluppo di alternative come gli attacchi di precisione, che richiedono però l'incapsulamento del dente pilastro con una corona per sopportare adeguatamente i carichi masticatori — una soluzione che rientra propriamente nella categoria della protesi combinata, più complessa e costosa ma esteticamente superiore. In ogni caso, la scelta del disegno dello scheletrato — tipo di connettore, numero e posizione dei ganci, presenza di ritenzioni secondarie — va sempre determinata tramite un'analisi al parallelometro dei modelli in gesso, che identifica con precisione i sottosquadri disponibili su ciascun dente pilastro.
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