Piercing orali: i danni arrivano dopo, e il paziente non li collega al gioiello

Il piercing orale si vede durante la seduta e quasi mai viene discusso, perché nel momento in cui lo si osserva non sta ancora producendo il danno per cui conta.

Le sedi principali sono due e producono lesioni diverse: la lingua, con il barbell che l'attraversa, e il labbro o la guancia, con il labret che appoggia il disco all'interno.

Il labret è il più insidioso dei due, perché il disco interno resta costantemente appoggiato contro la gengiva vestibolare degli incisivi inferiori.

Il risultato è una recessione localizzata, spesso su un solo elemento, in un paziente che per il resto non presenta recessioni. Quella distribuzione isolata è già di per sé un elemento diagnostico.

Il punto da tenere presente è che questa recessione è meccanica: non risponde al miglioramento dell'igiene domiciliare, perché la causa non è infiammatoria ma è il contatto costante di un corpo rigido.

Il barbell linguale agisce invece per urto ripetuto contro le superfici palatali degli incisivi superiori e contro le cuspidi dei settori posteriori, durante la fonazione e la deglutizione.

Il danno che ne deriva è l'usura progressiva e la frattura dello smalto, tipicamente sui frontali. Le fratture di cuspide su denti già restaurati sono l'evoluzione più costosa, e arrivano dopo anni.

A moltiplicare i contatti interviene un'abitudine che il paziente sottovaluta e spesso nemmeno riconosce di avere, cioè giocare con il gioiello battendolo contro i denti.

Le complicanze precoci sono le uniche che il paziente si aspetta: gonfiore, sanguinamento e infezione nelle prime settimane dopo l'applicazione. Sono anche quelle che si risolvono.

Le tardive sono quelle che l'igienista osserva: recessione, usura, fratture, iperplasia della mucosa attorno al tramite, e allentamento delle componenti a vite, con il rischio concreto di ingestione o inalazione.

A ogni richiamo vale la pena controllare quattro cose: lo stato della gengiva nel punto di appoggio, l'integrità dei margini incisali e delle cuspidi antagoniste, il serraggio delle componenti del gioiello e l'aspetto della mucosa attorno al foro.

Sul colloquio, la rimozione è l'unica misura realmente risolutiva, ma presentarla come un obbligo chiude la conversazione e il paziente smette di parlarne. Documentare con fotografie e mostrare la progressione fra un controllo e l'altro convince più di qualunque divieto; nel frattempo, sostituire le componenti a contatto con versioni in materiale plastico riduce il danno meccanico senza eliminarlo.

In sintesi: il labret produce recessioni localizzate di origine meccanica che non rispondono all'igiene, il barbell linguale causa usura e fratture dello smalto, il danno compare anni dopo l'applicazione, l'allentamento delle componenti espone al rischio di ingestione, e mostrare la progressione fotografica è più efficace di un divieto.