Gestione dei rifiuti nello studio odontoiatrico

Come classificare e smaltire correttamente i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo e a rischio chimico prodotti in uno studio dentistico, secondo il DPR 254/2003 e il D.Lgs 152/2006.

I rifiuti prodotti in uno studio odontoiatrico rientrano quasi interamente nella categoria dei rifiuti speciali, disciplinati dal D.Lgs 152/2006 e, in modo più specifico per il settore sanitario, dal DPR 254/2003. La normativa distingue due macro-categorie particolarmente rilevanti per la pratica quotidiana: i rifiuti pericolosi a rischio infettivo, contaminati da sangue o fluidi biologici — denti estratti, siringhe, lame di bisturi, frese, garze, cotone, guanti, mascherine, teli barriera monouso — e i rifiuti pericolosi a rischio chimico, tra cui figurano farmaci scaduti, residui di amalgama al mercurio, disinfettanti esausti e, dove ancora in uso, i liquidi di sviluppo e fissaggio delle radiografie analogiche.

I rifiuti a rischio infettivo vengono identificati con il codice CER 18.01.03* e devono essere raccolti in appositi contenitori rigidi — quelli per taglienti e pungenti hanno una struttura specificamente progettata per prevenire punture accidentali — dotati di sacco interno ben ancorato al bordo. Il DPR 254/2003 stabilisce che il deposito temporaneo di questi contenitori debba avvenire in uno spazio dedicato, accessibile solo al personale autorizzato, e fissa un limite massimo di stoccaggio di 5 giorni dalla chiusura del contenitore quando i volumi complessivi superano i 200 litri, proprio per evitare accumuli prolungati di materiale biologico potenzialmente infetto all'interno dello studio.

Lo smaltimento finale dei rifiuti a rischio infettivo deve avvenire esclusivamente tramite impianti di incenerimento autorizzati sul territorio regionale, o in alternativa tramite impianti di sterilizzazione dedicati, mai insieme ai rifiuti solidi urbani ordinari salvo specifiche eccezioni previste dalla norma stessa. I rifiuti a rischio chimico seguono invece percorsi di smaltimento differenziati in base alla loro natura specifica: l'amalgama dentale, per esempio, richiede appositi separatori di amalgama installati sugli scarichi del riunito, proprio per evitare che il mercurio residuo finisca nelle acque reflue.

Sul piano pratico, la gestione corretta dei rifiuti richiede che ogni contenitore sia etichettato in modo inequivocabile con la natura del materiale contenuto, e che lo studio si affidi a un'azienda autorizzata per il ritiro periodico, che rilascia al termine dello smaltimento un documento attestante l'avvenuto conferimento secondo i termini di legge — un documento che, come per la tracciabilità della sterilizzazione, va conservato con cura perché costituisce la prova della conformità normativa dello studio in caso di controllo.

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