Farmaci antiriassorbitivi: l'igienista incontra questi pazienti molto più spesso del chirurgo
Bifosfonati e denosumab sono fra i farmaci più prescritti nella popolazione adulta, e una parte consistente dei pazienti in terapia si siede sulla poltrona dell'igiene senza che nessuno lo abbia chiesto.
Il motivo per cui contano è che riducono il turnover osseo. Nei mascellari il rimaneggiamento è particolarmente elevato, e in quel distretto l'interferenza si traduce in un rischio di osteonecrosi che altrove non si osserva.
Gli ordini di grandezza sono molto diversi fra le due popolazioni. Nel paziente trattato per osteoporosi, tipicamente per via orale e a dosi basse, il rischio è basso; nel paziente oncologico che riceve dosi elevate per via endovenosa è sensibilmente più alto.
Il fattore scatenante più frequentemente documentato è una procedura che espone l'osso, e l'estrazione dentale è la prima della lista.
Da qui discende la conseguenza pratica più importante: la prevenzione consiste nell'evitare di arrivare all'estrazione. Che è, letteralmente, la descrizione del lavoro dell'igiene.
Il momento ideale sarebbe prima dell'inizio della terapia, con bonifica del cavo orale, rimozione degli elementi non recuperabili e guarigione completa dei siti. Quando è possibile coordinarsi con il medico prescrittore, questo è il singolo intervento più utile.
Nella seduta di igiene la terapia in corso non è una controindicazione. Scaling e levigatura radicolare sono procedure non chirurgiche, vanno eseguite, e sospenderle per prudenza espone il paziente al rischio maggiore, cioè quello di arrivare all'estrazione.
Cambia però l'attenzione: strumentazione atraumatica sui tessuti molli, evitando lacerazioni della mucosa, e controllo dei punti di appoggio protesico.
La protesi mobile incongrua merita una menzione a parte, perché è un fattore di rischio concreto e spesso trascurato: il decubito cronico può esporre l'osso in un punto sottoposto a carico ripetuto.
I segni da riconoscere sono osso esposto che persiste per settimane, dolore non spiegabile da una causa dentale, mobilità comparsa senza motivo, fistole che non guariscono e alterazioni della sensibilità del labbro inferiore.
Il paziente quasi mai collega i sintomi al farmaco, e spesso non lo cita in anamnesi. Le somministrazioni semestrali in particolare non vengono percepite come una terapia in corso, per cui la domanda va posta in modo esplicito e comprensibile, chiedendo anche delle punture fatte una o due volte l'anno.
Sulla sospensione del farmaco, la decisione è medica e non compete allo studio odontoiatrico. Il beneficio di interromperlo è dibattuto, e le due classi non si comportano allo stesso modo: i bifosfonati si accumulano nell'osso e il loro effetto persiste a lungo dopo la sospensione, mentre l'effetto del denosumab si esaurisce in tempi più brevi.
In sintesi: il rischio è basso nel paziente osteoporotico e alto in quello oncologico endovenoso, l'estrazione è il fattore scatenante principale, la seduta di igiene va fatta e non sospesa, la protesi incongrua è un fattore di rischio sottovalutato, e la sospensione del farmaco è una decisione del medico prescrittore.