Il colore: si sbaglia più nella comunicazione al laboratorio che nella rilevazione

La corrispondenza cromatica è la prima cosa che il paziente valuta e l'ultima su cui si investe tempo. La rilevazione dura in media meno di un minuto, e l'informazione trasmessa al laboratorio è spesso una sola sigla.

Il primo problema riguarda le condizioni di osservazione. La luce ideale ha temperatura intorno ai 5500 Kelvin e indice di resa cromatica sopra 90; le luci da riunito sono più fredde e alterano la percezione, soprattutto sui toni caldi.

L'affaticamento retinico è documentato e rapido: dopo cinque-sette secondi di fissazione la percezione si altera. La rilevazione va fatta a intervalli brevi, distogliendo lo sguardo su una superficie neutra fra un confronto e l'altro.

Il grigio neutro su cui riposare l'occhio non è un accorgimento teorico: senza, si tende a scegliere tinte progressivamente più sature perché la sensibilità al colore complementare cala.

Il momento della rilevazione conta. Va fatta all'inizio della seduta, prima che la diga o la disidratazione da apertura prolungata schiariscano il dente. Un dente disidratato può apparire fino a due tinte più chiaro, e il colore torna dopo alcune ore.

È l'errore che produce il caso più frustrante: corona perfetta al momento della consegna, evidentemente chiara dopo tre giorni. Non è cambiata la corona, si è reidratato il dente.

Le scale colore hanno limiti strutturali. La distribuzione VITA classica non copre uniformemente lo spazio cromatico, e alcune zone — in particolare i toni chiari poco saturi — sono rappresentate male.

La disposizione ordinata per valore, come nella scala 3D-Master, rende la scelta più sistematica: prima il valore, poi la croma, infine la tinta. È una sequenza che riduce l'errore perché segue l'ordine in cui l'occhio discrimina.

Il valore è il parametro più importante e il più sbagliato. Una corona con tinta corretta ma valore sbagliato salta all'occhio; una con valore corretto e leggera differenza di tinta passa inosservata.

Un metodo pratico per valutarlo è socchiudere gli occhi: si riduce la percezione del colore e resta la differenza di luminosità, che diventa immediatamente evidente.

La comunicazione al laboratorio è però il punto dove si perde più informazione. Una sigla descrive un colore uniforme, mentre un dente naturale ha valore diverso fra colletto, corpo e margine incisale, aree di traslucenza e spesso caratterizzazioni.

La fotografia con la scala colore inquadrata accanto al dente risolve gran parte del problema: fornisce un riferimento noto che permette al tecnico di correggere la dominante dell'immagine. Una foto senza riferimento vale meno di una sigla, perché il colore sullo schermo dipende dalla luce e dal monitor.

In sintesi: rilevare a inizio seduta prima della disidratazione, valutare per primo il valore, riposare l'occhio su grigio neutro, e inviare sempre una fotografia con la scala accanto. Il tempo aggiuntivo è di due minuti, e riduce i rifacimenti più di qualunque materiale.