Classificazione degli strumenti secondo Spaulding: guida pratica

Come la classificazione di Spaulding in strumenti critici, semicritici e non critici determina il livello di decontaminazione richiesto per ogni dispositivo dello studio odontoiatrico.

Nel 1957 il microbiologo Earle H. Spaulding propose un sistema di classificazione che, oltre sessant'anni dopo, resta lo strumento concettuale più utilizzato a livello internazionale per decidere quale livello di decontaminazione applicare a un dispositivo medico. L'idea di fondo è semplice ma potente: non tutti gli strumenti comportano lo stesso rischio infettivo, e il livello di trattamento richiesto — dalla semplice pulizia alla sterilizzazione assoluta — deve essere proporzionato al grado di invasività con cui quello strumento entra in contatto con il paziente.

La classificazione distingue tre categorie. Gli articoli critici sono quelli che penetrano tessuti normalmente sterili, il sistema vascolare o il sangue: aghi, bisturi, strumenti chirurgici, materiale da impianto, ma anche frese e sonde parodontali che vengono a contatto con tessuti molli o osso. Per questi dispositivi il requisito è la sterilità assoluta — anche una carica microbica minima può trasmettere un'infezione a un paziente altrimenti sano — e il percorso obbligato è la sterilizzazione a vapore in autoclave, o un metodo alternativo se lo strumento è termosensibile.

Gli articoli semicritici sono quelli che vengono a contatto con mucose integre o cute non intatta senza penetrarle: specchietti, contrangoli, alcuni strumenti per impronte. Il requisito minimo per questa categoria è la disinfezione ad alto livello, anche se in odontoiatria la prassi più diffusa e più sicura è comunque sterilizzarli in autoclave quando lo strumento lo consente, riservando la sola disinfezione ai casi in cui la sterilizzazione danneggerebbe il dispositivo. Gli articoli non critici, infine, entrano in contatto solo con cute integra — poggiatesta, superfici della poltrona, involucri esterni delle apparecchiature — e richiedono unicamente una disinfezione di basso o medio livello, sufficiente a interrompere la catena di trasmissione senza il dispendio di risorse di una sterilizzazione completa.

L'applicazione pratica di questo schema evita due errori opposti, entrambi rischiosi: sotto-trattare uno strumento critico, esponendo il paziente a un rischio infettivo reale, oppure sovra-trattare sistematicamente ogni oggetto dello studio con lo stesso livello massimo di decontaminazione, il che non è solo inefficiente in termini di tempo e costi, ma può anche accelerare inutilmente l'usura di superfici e materiali non progettati per cicli ripetuti in autoclave. Un protocollo interno ben scritto assegna esplicitamente ogni strumento e ogni superficie dello studio a una delle tre categorie, così che il personale non debba valutare caso per caso, riducendo la variabilità operativa e il margine di errore umano.

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