Black stain: la macchia nera che ritorna e che non dipende da scarsa igiene
È una delle situazioni in cui la spiegazione data ai genitori conta quanto la rimozione: una linea nera che ritorna puntualmente qualche mese dopo ogni seduta.
L'aspetto è caratteristico. Punti scuri o una linea continua nera-marrone, situati a pochi decimi di millimetro dal margine gengivale e paralleli ad esso, tenacemente aderenti alla superficie.
Le sedi più frequenti sono le superfici vestibolari dei settori posteriori e quelle linguali degli incisivi inferiori.
L'origine è batterica. Alcuni microrganismi cromogeni producono composti che, interagendo con il ferro presente nella saliva, precipitano come sali di ferro insolubili di colore scuro, aderenti alla pellicola acquisita.
Questo la distingue dalle altre pigmentazioni. Tabacco, clorexidina, tè e caffè producono una colorazione diffusa su tutte le superfici, più marcata dove il biofilm ristagna; il black stain è discreto, puntinato e occupa una posizione precisa vicino al margine.
Il dato che sorprende quasi tutti i genitori è che i bambini con black stain presentano mediamente meno carie rispetto ai coetanei. L'associazione è documentata in letteratura, mentre il meccanismo che la spiega non è stabilito, e probabilmente ha a che fare con il pH e la composizione della saliva.
Dirlo serve, perché la macchia viene letta come sporcizia e la reazione tipica è colpevolizzare il bambino o fargli spazzolare più a lungo e più forte. Nessuna delle due cose la rimuove, e la seconda fa danni.
Per la rimozione, l'air polishing è più efficiente della coppetta con pasta, perché il pigmento si annida nelle irregolarità della superficie dove la coppetta non entra.
Sulle superfici lisce la pasta funziona, ma richiede tempo e una scelta ragionata della granulometria. Insistere con un abrasivo grosso perché la macchia non viene via significa consumare superficie per un problema estetico.
La recidiva è la regola, non l'eccezione: nella maggior parte dei casi la pigmentazione ricompare entro settimane o pochi mesi, perché la flora che la produce resta.
Per questo l'aspettativa va gestita prima, non dopo. Dire in anticipo che tornerà evita che il ritorno venga interpretato come una seduta fatta male, e riduce la richiesta di sedute ravvicinate che servirebbero solo a lucidare ripetutamente lo stesso dente.
Non funzionano i dentifrici sbiancanti, che agiscono su pigmentazioni superficiali di altra natura, né i collutori. Nell'adulto la condizione è meno frequente e va distinta dalle pigmentazioni da clorexidina e dal tartaro sottogengivale che traspare attraverso la gengiva marginale sottile.
In sintesi: è una pigmentazione prodotta da batteri cromogeni e non un segno di scarsa igiene, si riconosce dalla posizione puntinata vicino al margine, si associa a una minore prevalenza di carie, l'air polishing è più efficiente della coppetta, e recidiva perché la flora responsabile resta.